Il boom della sharing economy, un mercato da 25 miliardi di euro

La sharing economy (o economia della condivisione) è il nuovo modo di fare mercato. Nato dalle esigenze dei consumatori e dei produttori, indotti al risparmio dalla crisi economica mondiale, questo modello promuove forme di consumo più consapevoli basate sul riuso invece che sull’acquisto e sull’accesso piuttosto che sulla proprietà.

Il fenomeno della sharing economy sta avendo un grande successo e comprende pratiche molto diverse tra loro a partire dalla condivisione, intesa sia come uso comune di una risorsa pratica o informatica, sia quella tra persone (o organizzazioni) a livello orizzontale e al di fuori di logiche professionali, con una caduta dei confini tra finanziatore, produttore e consumatore. Altro elemento è, ovviamente, una piattaforma tecnologica che supporta le relazioni digitali, considerando che tutto il sistema si basa sulla tecnologia, al fine di mettere in contatto in maniera semplice e immediata sconosciuti in qualunque luogo e momento.

Le possibilità all’interno di questo mercato sono differenti e strutturate: dallo sharing in senso stretto, al bartering scambio tra aziende o tra privati (swapping), al crowding, ossia la contribuzione nella creazione di un prodotto attraverso un aiuto economico (crowfunding) o attraverso risorse creative (crowdsourcing).

Per rendere il tutto ancora più chiaro stiamo parlando di aziende quali: TripAdvisor, Uber, Bla Bla Car, AirBnB, E-Bay, ecc.

Come spesso succede, la nascita di qualcosa di nuovo a livello globale porta, in alternativa ai numerosi vantaggi, diversi dubbi. In particolare, la sharing economy sta modificando l’economia di alcuni settori. Per esempio, nel campo dell’ospitalità, “Airbnb” sta mettendo in difficoltà il comparto alberghiero, mentre incide positivamente sui consumi culturali e la ristorazione.

La più grossa sfida che questa nuova economia porta con sé è, senza dubbio, quella in ambito regolativo. Le vecchie regole spesso non si applicano alle nuove dinamiche sociali ed economiche e rischiano di soffocare le innovazioni sociali e di mercato. Per questo motivo, la regolamentazione di questa economia è diventata fonte di dibattito anche in campo politico, con interrogazioni e richieste al parlamento europeo. Una proposta di legge è stata presentata anche al parlamento italiano, con la speranza che questa riesca a favorire il nuovo modo di fare economia senza danneggiare quella tradizionale.

Il perché una legislazione mirata sia fondamentale è chiaro se si comincia a parlare di cifre. Oggi, secondo una ricerca della PHD Italia, svolta insieme all’università di Pavia, la sharing economy, in Italia, muove circa tre miliardi e mezzo di euro, pari allo 0,2% del PIL. Per quanto sembri impossibile che possa sostituire totalmente l’economia tradizionale è previsto un aumento del mercato tale che, nel 2025, varrà oltre 25 miliardi di euro.

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