Stampanti 3D: dalle armi fatte in casa alla creazione di organi umani artificiali. Quali saranno i suoi limiti?

Che sia davvero arrivato il momento di parlare di “3Detica”?

stampanti 3D, esiste un'etica?
Dalle armi agli organi, quale l’etica delle stampanti 3D?

L’utilizzo delle stampanti 3D è sempre più diffuso, e i prezzi sempre più competitivi le hanno rese accessibili anche all’utente finale. L’assoluta versatilità è di continuo stimolo per le più disparate applicazioni: meccanica, ingegneristica, tecnologia e sanità sono solo alcuni. La possibilità di creare vasi sanguigni e organi artificiali, parti di automobili, giocattoli e anche armi fatte in casa può davvero dare inizio a uno storico e pericoloso cambiamento.

Stampanti 3D, lo sviluppo di un’etica

Da qui nascono le perplessità. Il facile – ma quanto mai reale – parallelismo alla robotica riporta alla mente le grandi riflessioni etiche che hanno portato alla nascita della roboetica. Quella che Gianmarco Veruggio, ingegnere elettronico italiano, ha efficacemente descritto come “…un’etica applicata, il cui scopo è sviluppare strumenti e conoscenze scientifiche, culturali e tecniche che siano universalmente condivise, indipendentemente dalle differenze culturali, sociali e religiose…prevenendo l’impiego della robotica contro gli esseri umani…”

Nei prossimi anni ciascuno di noi dovrà confrontarsi con  i cambiamenti, anche profondi, che la presenza quotidiana delle stampanti 3D avrà nella nostra vita. Questo porta indiscutibilmente alla necessità di una riflessione etica per l’orientamento di questo importante sviluppo tecnologico. Fondamentale sarà il confronto tra esperti di diverse discipline che, collaborando in progetti internazionali, in comitati e in commissioni, dovranno aggiornare le leggi e le norme in base ai problemi risultanti dagli sviluppi scientifici e tecnologici di questa geniale, funambolica, invenzione. Perché dei limiti dovrà pur averli.

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